Chiese di Göreme 3. Santa Barbara

La chiesa di Elmalı (“la cappella n. 19”), che prende il nome dal melo che un tempo cresceva davanti all’ingresso, purtroppo oggi non è visitabile, nonostante il suo magnifico ciclo di affreschi.  Per questo la tappa successiva nel Museo all’Aperto di Göreme è la cappella di Santa Barbara (“la n. 20”), scavata nell’altro lato della stessa roccia.

La cappella ha una pianta quadrata, divisa da due colonne in due navate orientate nord-sud. Anche queste, proprio come nella cappella di San Basilio appena vista, sono trasversali: le tre absidi non si trovano alla fine delle navate, ma si aprono perpendicolarmente ad esse, sul lato orientale.

Il primo transetto, quello in cui entriamo dal lato sud, è sormontato al centro da una cupola più grande; la seconda navata longitudinale, davanti alle tre absidi, è invece coperta da tre cupole più piccole.

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La decorazione pittorica consiste soprattutto in ornamentazioni lineari rosse; sulla pianta interattiva qui sopra le ho segnate con puntini rossi. Sul bordo interno degli archi compaiono motivi a zigzag e a scacchiera, medaglioni con croci e rombi, mentre sulle volte a botte del primo transetto si vedono griglie quadrate. Al centro delle quattro cupole c’è una croce, circondata da insegne militari romane stilizzate (labari) che sembrano proclamare la gloria della Santa Croce: un simbolo perfettamente comprensibile nel mondo militarizzato della Cappadocia medievale. Labari compaiono anche sui due lati di chiusura del transetto interno, a nord e a sud, e sopra l’ingresso. Nella lunetta dell’abside destra si vedono tre croci ben evidenziate, con quella centrale particolarmente decorata: un chiaro richiamo alle tre croci del Golgota, proprio come le tre croci nella nicchia semicircolare del muro di San Giorgio nella cappella di San Basilio appena visitata.

Secondo gli studi, questa decorazione risale al secondo periodo della pittura cappadoce (VII-IX secolo), nel pieno dell’epoca iconoclasta, quando al posto delle immagini si preferivano decorazioni geometriche lineari e l’unico soggetto davvero consentito era la croce. Gli affreschi figurativi della cappella probabilmente furono aggiunti più tardi, dopo la vittoria del culto delle icone nel IX secolo.

Entrando nel primo transetto, proprio di fronte a noi, sulla parete nord, appare il gruppo di affreschi più importante della cappella. In basso si vedono i santi cavalieri Teodoro e Giorgio, raffigurati nel modo tipico della Georgia e della Cappadocia, l’uno di fronte all’altro. Tra le teste dei due cavalli corre un’iscrizione greca del donatore: «Signore, aiuta il tuo servo, il sacerdote Phalibon». A destra, sotto il mantello rosso svolazzante di San Giorgio, un’altra iscrizione: «Signore, aiuta il tuo servo, Leon Marulines».

Sopra i due cavalieri si trova probabilmente il motivo più misterioso e meno “familiare” dell’intero complesso di chiese di Göreme, disposto su due file separate da una decorazione a zigzag. Nella fila inferiore, al centro, tra due croci, c’è una creatura simile a un insetto con coda, gambe umane e braccia alzate. Nella fila superiore, a destra, verso dove l’essere si gira, un gallo becca un fiore. A destra della creatura, sopra la croce, una scritta recita: «Scendi, padre, scendi, lascia che afferri la tua anima». Alcuni studiosi interpretano la creatura come simbolo del Diavolo, quindi qui il diavolo è stato dipinto sulla parete ma subito “neutralizzato” dalle due croci protettive. Sopra, il gallo rappresenta il monaco che canta le lodi del Signore dall’alba (la sua cella si trova solitamente nel livello superiore del monastero rupestre), e la creatura tenta di “piantargli un insetto nell’orecchio” con le sue parole tentatrici. Non si sa se un monaco abbia commissionato questa scena come promemoria della propria tentazione personale – come l’icona Hodegetria nella cappella di San Basilio – oppure se facesse parte del programma centrale, come parafrasi visiva di 1 Pietro 8-10: «Siate sobri e vigilate. Il vostro avversario, il diavolo, va attorno ruggendo come un leone, cercando chi divorare. Resistete fermamente nella fede… e ogni grazia di Dio vi perfezionerà, rafforzerà e stabilirà dopo breve sofferenza».

A sinistra dei due santi cavalieri, sulla parete ovest della prima navata lunga, ci sono due sante. A destra c’è la Nikopoia, Madre di Dio, a sinistra un’ignota: il nome sotto la scritta «ΑΓΙΑ», cioè «Santa…», è scomparso. L’iconografia della Madre di Dio Vittoriosa, conosciuta a Costantinopoli fin dal V secolo, richiama anch’essa l’aspetto militare. La Madonna è seduta sul trono e tiene con entrambe le mani il Bambino Gesù in grembo, quasi mostrandolo al pubblico.

A sinistra delle due sante, sulla parete che si piega a destra formando un angolo retto e poi torna a nord, troviamo una terza santa, Santa Barbara martire, protettrice di costruttori, minatori e fabbri. Questa cappella porta il suo nome, anche se non è certo che fosse dedicata a lei originariamente.

Infine, nelle tre apsidi, quella centrale è occupata dal Cristo Pantocratore, che riempie interamente la parete dell’abside, con la mano destra alzata in benedizione e nella sinistra un libro con la croce sul coperchio.

Chiesa precedente

 

Chiesa successiva

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